29 gennaio 2006

Transavanguardia

Durante una delle mie notti insonni, sono rimasto incantato dal fascino di alcune opere pittoriche della transavanguardia degli anni '80 messe all'asta su Telemarket. Opere di una bellezza oggettiva, tanto da avermi ricordato, per gusto estetico e grazia del tratto, alcuni dipinti in mio possesso dai tempi del liceo.
Ho quindi deciso di mettere all'asta la mia collezione giovanile: chi offrirà la cifra più alta nei commenti di questo post, potrà aggiudicarsi il dipinto in questione.


FREGNO FREGNOCCIO, 1992, biro su diario.
La grazia del tratto, la lineare complessità delle forme. Uno dei primi lavori firmati a più mani dalla scuola del Liceo Cassini, agli albori della sua nascita. Già presente la paradossale ambiguità tipica del post-moderno, dove attraverso la confusione del "gender" sessuale, il pensiero si allarga ai conflitti sociali del nostro tempo. Su tutto, il contrasto tra la automobilistica modernità del piede destro del soggetto e la rurale ingenuità del piede sinistro a forma di porco, divisi da un allegorico coccige ancestrale sorridente. Il culo volante, le dodici dita delle mani ripartite in modo asimmetrico, la mente che si apre al trascendente attraverso un buco che lancia gli spazi all'inseguimento delle eteree sopracciglia staccate dal corpo.
BASE D'ASTA: 15000 euro.

PROPORZIO, 1992, rapidograph (rubato in razzia) su diario.
Una delle vere icone della transavanguardia cassiniana, quando ancora la semplicità dei contenuti prevaleva sull'astratta ricerca dei significati profondi. E' in sostanza il semplice fedele ritratto del "filtro di Gioia" nella bellezza del suo viso che sminuisce l'energumenicità del corpo: la vittoria della mente sulla forza fisica (con o senza punteruoli...). Un ritratto cerebrale e rigoroso, dall'eleganza indubbia.
Un'opera bella, insindacabilmente bella.
BASE D'ASTA: 25000 euro.

TRINO CARUCCIO, 1992, biro nera e blu su diario.
Un dipinto dalla raffinata estetica, oggettivamente incantevole. Un'opera che non ha bisogno di commenti, che parla da sola (infatti ha il fumetto). E' raffigurazione della dolcezza amicale, che simboleggia come anche un aspetto mostruoso possa rivelare ad uno sguardo amico la bellezza interiore dell'ego. Il Trino è qui Caruccio di nome e di fatto, a prescindere dai suoi baffetti e dalle goffe orecchie blu.
BASE D'ASTA: 30000 euro.

PLAZZERT, 1992, biro e matita su diario.
Inizia con quest'opera a delinearsi la vera essenza della transavanguardia cassiniana. Si afferma in modo definitivo la simbologia che ricorrerà spesso nei dipinti a venire della scuola: i seni posticci ed i culi volanti tipici appunto della "trans"-avanguardia, le ali, la fusione di due entità viventi in un unico corpo, in cui la parte felice e graziosa dell'anima si scontra con quella cupa e disgustosa che tende sempre a prevalere. Qui il pene è ancora appena abbozzato, ma è forte la vena ritrattistica e descrittiva.
Un'opera ambigua, alla quale seguirono forti contrasti tra le correnti all'interno della scuola. Originariamente sottotitolata "Il mio autoritratto by Rimassa", vedrà poi cambiare il suo nome con un pennarello volutamente marrone atto a sottolineare la successione temporale del cambiamento, quando il Rimassa perdonerà lo Spano (vedi "Scuza") e rinuncerà a chiedere la distruzione dell'opera, ritendola, in un eccesso di vanità, poco rispondente al vero.
Perchè in fondo, Plazzert ci piace, così com'è.
BASE D'ASTA: 20000 euro.

SCUZA, 1992, biro e matita su diario.
Una semplice opera di riconciliazione tra le correnti, in cui attraverso la linearità del tratto lo Spagetti ha voluto riavvicinarsi al Rimassa dopo i dissidi legati al Plazzert, e con il Vassallo dopo avergli legato un elastico intorno all'orecchio. E' il trionfo dello spirito onesto ed amicale della transavanguardia matura, in cui le scuse vere e profonde si esprimono attraverso le molle che le rilanciano, e l'ascella pelosa ci riavvicina al genere umano.
Chi cerca un'opera vera, dalla bellezza universalmente riconosciuta, non se lo lasci sfuggire. Pubblicato e quotato a New York.
BASE D'ASTA: 35000 euro.

SBORR TO BE VASSALLO, 1992, biro su diario.
Con quest'opera, il ritratto si fa allegorico, il particolare diventa universale, e l'essenza della personalità si riversa tutta in un simbolo, in un atto, in coito. Grazia ed eleganza allo stato puro.
BASE D'ASTA: 50000 euro

CAZZOMAN, 1992, biro su diario.
La prima vera opera "sociale" della scuola cassiniana. L'ambiguità sessuale qui non trova più spazio, ma vi è solo il trionfo metaforico del mito freudiano del pene che si auto-elegge scudo dell'umanità di fronte al verme delle ingiustizie, della guerra e della violenza. Un tratto volutamente confuso, ma dal messaggio finale profondamente rassicurante, che ci ricorda come il bene, e soprattutto il bello, trionfano sempre.
BASE D'ASTA: 80000 euro.

TRUXO BELLOCCIO, 1992, biro su diario di Spano.
L'ennesimo capolavoro indiscusso della corrente che più ha segnato la pittura nei primi anni '90. Riempe il vuoto temporale lasciato da De Chirico e dalla sua metafisica, mai più colmato in Italia per decenni. Più incisivo del futurismo di Carrà, più quotato della pop art di Andy Warhol, il Truxo Belloccio racchiude la vera essenza ontologica della transavanguardia cassisiana, dando alla scuola affermazione e notorietà di carattere internazionale. Realizzato a quattro mani ed in due tempi (a causa della nota asportazione del pistolino con la tecnica "a bianchetto") il Truxo dialoga con l'interlocutore attraverso un'ermeneutica mai diretta, regalando ad ogni visione nuovi dettagli, aprendosi ad interpretazioni sempre nuove. Rendendo unica non solo l'opera in sè, ma ogni singola fruizione di essa. Un pezzo non alla portata di tutti, ma che non può mancare nella collezione del vero intenditore.
BASE D'ASTA: 40000 euro.

IL VITELLO DAI PIEDI DI BALSA, 1993, biro su diario.
In ultimo voglio presentarVi il pezzo che apre il nuovo corso della scuola, destinata poi al rapido declino, primo della quadrilogia dei vitelli. Conosciuta anche come "Il Vitello dai Piedi di Badu Badu Badu Badu Balsa", l'opera è famosa non solo per la bellezza oggettiva del soggetto, che si staglia sullo sfondo in evidente contrasto con esso, emergendo con la possanza del fallo posto al centro del dipinto e richiamato dalle due dita dei piedi glande-munite (dettaglio che da solo vale l'intero quadro) ma anche per una rarità empirica: è infatti l'unica opera della quadrilogia dei vitelli giunta in originale fino ai giorni nostri, e ciò la rende ancora più quotata dopo lo sciagurato smarrimento de "Il vitello dai Piedi di Spugna", "Il Vitello dai Piedi Tonnati" ed "Il Vitello dai Piedi di Cobalto che Sono in Effetti Quattro Piedi di Pane Ricoperti da un Sottile Strato di Cobalto". Quindi, sebbene sia uno dei capovalori cronologicamente più recenti della scuola, è al tempo stesso uno dei pezzi più ambiti dai collezionisti.
BASE D'ASTA: 35000 euro.

La rassegna si conclude qui: chi per cortesia avesse l'indirizzo email di Filtro (ovviamente quello del lavoro) è pregato di segnalargli questa pagina.
Odi, Filtro di Gioia: io ti ho già mandato una segnalazione tramite un form che ho trovato sul sito della facoltà di Fisica... Se per caso hai avuto la tenacia di arrivare a leggere fino a qui, fatti un po' sentire, mi raccomando! :-)

23 gennaio 2006

Love is blindness....

...Love is clockworks
And cold steel
Fingers
Too numb to feel.......